C’è un momento dell’anno in cui a Montecarlo tutti parlano della stessa cosa: non del vino, che ormai riposa in cantina, ma delle olive. Le reti stese sotto gli alberi, le cassette che si riempiono, il viaggio al frantoio e poi quel primo assaggio sul pane caldo, con l’olio verde che pizzica in gola. È l’olio nuovo, e per chi vive sulle colline di Lucca è la vera chiusura della stagione.
In questo racconto vi spieghiamo quando si raccolgono le olive da noi, cosa succede al frantoio, come si riconosce e si assaggia un buon olio nuovo e come viverlo da visitatori nell’autunno 2026.
L’olio nuovo è l’extravergine appena franto, dalle olive raccolte in autunno. Sulle colline di Lucca la raccolta va da fine ottobre a dicembre e l’olio nuovo si assaggia tra novembre e l’inizio dell’inverno: verde, fruttato, con un amaro e un piccante netti che con i mesi si addolciscono.
- Quando: raccolta da fine ottobre a fine dicembre secondo la zona; nel 2026 in Toscana è partita in anticipo per il caldo estivo.
- Da noi: quest’anno la raccolta è iniziata in anticipo rispetto al solito.
- L’annata: olive sane e poca mosca in gran parte della Toscana, qualità attesa migliore del 2025, prezzi in probabile aumento.
- Come assaggiarlo: da solo nel bicchierino, poi sul pane abbrustolito, la classica “fettunta”.
- Dove: al frantoio, durante una degustazione di olio e vino a Montecarlo, oppure ordinandolo dal nostro shop di vino e olio.
Quando si raccolgono le olive a Lucca
Sulle colline lucchesi la raccolta delle olive si fa tra fine ottobre e fine dicembre: è il periodo indicato anche per l’olio extravergine DOP Lucca, che nasce soprattutto da cultivar Frantoio e Leccino (Visit Tuscany, olio DOP Lucca). Chi raccoglie presto, a fine ottobre o inizio novembre, ottiene meno olio ma più profumato, verde e ricco di polifenoli; chi aspetta le olive più mature ha rese più alte e un olio più morbido. È una scelta che ogni famiglia fa ogni anno, guardando il colore delle olive pianta per pianta.
Il 2026 è un’annata da ricordare. L’estate molto calda ha anticipato la maturazione e in alcune zone della Toscana, come la Val di Cornia, la raccolta era già cominciata a settembre. Le olive sono abbondanti, sane e quasi senza danni da mosca olearia: “sarà un buon raccolto, migliore dello scorso anno”, ha detto Paolo Di Gaetano, produttore e vicepresidente del Consorzio di tutela dell’olio toscano, mentre la presidente di Coldiretti Toscana Letizia Cesani avverte che i costi di gasolio, manodopera ed energia potrebbero far salire i prezzi.
È un bel cambio di passo rispetto al 2025, quando in Lucchesia gli attacchi di mosca di luglio e agosto e altre malattie avevano fatto cadere molte olive prima del tempo, con rese basse anche se la qualità era rimasta alta.
Da noi a Montecarlo è andata allo stesso modo: quest’anno la raccolta delle olive è iniziata in anticipo rispetto al solito.

Come si raccolgono le olive
La raccolta è un lavoro di squadra e di pazienza. Sotto ogni albero si stendono le reti, poi le olive si staccano dai rami: a mano, “brucandole” con le dita, oppure con gli abbacchiatori, pettini elettrici o pneumatici che scuotono delicatamente i rametti. Le olive cadute sulle reti si raccolgono nelle cassette, si tolgono foglie e rametti e si portano al frantoio il prima possibile.
Il tempo è tutto: un’oliva staccata dalla pianta comincia subito a perdere freschezza, ed è per questo che le olive si frangono entro poche ore dalla raccolta, mai dopo giorni. È la regola che fa la differenza tra un olio vivace e uno piatto.
Al frantoio: dall’oliva all’olio in poche ore
Al frantoio le olive vengono prima lavate e separate dalle foglie, poi frante, cioè macinate intere, nocciolo compreso, fino a diventare una pasta. La pasta viene gramolata, rimescolata lentamente perché le goccioline d’olio si uniscano, e infine separata dall’acqua e dalla parte solida, oggi quasi sempre con un decanter centrifugo.
L’espressione “spremuto a freddo” significa che durante la lavorazione la pasta resta sotto i 27 °C: temperature più alte darebbero più olio, ma perderebbe profumi e polifenoli. Quello che esce dal separatore è l’olio nuovo: verde intenso, a volte un po’ velato, profumatissimo.

Perché l’olio nuovo pizzica in gola
È la domanda che ci fanno tutti al primo assaggio. Quel pizzicore che arriva dopo qualche secondo, insieme a un amaro deciso, non è un difetto: è il segno dei polifenoli, le sostanze antiossidanti che un olio appena franto contiene in quantità massima. Con il passare dei mesi i polifenoli diminuiscono e l’olio diventa più rotondo e dolce.
L’olio DOP Lucca, in particolare, ha un colore giallo con riflessi verdi, profumo fruttato e un sapore che apre dolce e chiude con note amare e piccanti leggere (Visit Tuscany): nell’olio nuovo queste note sono al loro massimo.
Filtrato o non filtrato?
L’olio nuovo si trova spesso non filtrato, un po’ torbido, con un leggero deposito sul fondo della bottiglia. È più “vivo” al naso, ma si conserva meno: va consumato nei primi mesi. L’olio filtrato è limpido e regge meglio il tempo. Nessuno dei due è migliore in assoluto: dipende da quanto in fretta lo userete.
Come si assaggia l’olio nuovo
Al frantoio o a casa, il rito è lo stesso:
- Versate un dito d’olio in un bicchierino e scaldatelo nel palmo, coprendolo con l’altra mano.
- Annusate: erba tagliata, carciofo, mandorla verde, a volte pomodoro.
- Prendete un piccolo sorso e aspirate un filo d’aria tra i denti.
- Aspettate il pizzicore in gola: più è netto, più l’olio è fresco.
Poi si passa alla fettunta: pane toscano sciocco abbrustolito, uno spicchio d’aglio strofinato se piace, olio nuovo abbondante e un pizzico di sale. È la merenda dei giorni di raccolta, e il modo migliore per capire perché in Toscana l’olio si misura a litri e non a gocce. Altri abbinamenti da provare in questa stagione: la ribollita, i fagioli all’uccelletto, la zuppa di cavolo nero, le castagne.
Se volete imparare ad assaggiarlo con chi lo fa, trovate tutti i consigli pratici nella nostra guida alla degustazione di vino e olio vicino a Lucca.
Vivere l’olio nuovo a Montecarlo: cosa fare in autunno 2026
- Una degustazione in azienda. Il modo più semplice per assaggiare l’olio insieme a chi lo produce: si prenota dalla pagina degustazioni di vino e olio a Montecarlo.
- Una passeggiata tra gli uliveti e il borgo. Le colline attorno a Montecarlo in novembre hanno una luce bellissima. Unite la visita all’uliveto a un giro tra le mura, la Fortezza del Cerruglio e il Teatro dei Rassicurati: trovate tutto nella nostra guida su cosa vedere a Montecarlo.
- Dormire tra gli ulivi. Novembre è un mese tranquillo, perfetto per un weekend lento: le nostre case vacanza tra vigne e ulivi sono a pochi passi dagli alberi da cui nasce il nostro olio. Tutte le informazioni sull’ospitalità sono nella pagina dedicata al nostro agriturismo a Montecarlo.
Comprare e conservare l’olio nuovo
L’olio nuovo è al suo meglio nei primi mesi, ma un buon extravergine conservato bene resta ottimo fino alla raccolta successiva. Le regole sono poche:
- Al buio: la luce lo ossida. Meglio bottiglie scure o lattine.
- Al fresco, tra 14 e 18 °C circa, lontano dai fornelli e dal termosifone.
- Ben chiuso: l’aria è il suo peggior nemico. Se comprate una latta grande, travasatene un po’ alla volta in una bottiglia più piccola.
- Non in frigorifero: si rapprende e perde profumi.
Il nostro olio extravergine DOP Lucca, compresa la latta da 3 litri per chi ne fa scorta per l’inverno, si può ordinare dalla pagina vino e olio di Montecarlo.

In sintesi
L’olio nuovo è il modo più autentico per conoscere la campagna lucchese in autunno: si raccoglie tra fine ottobre e dicembre, si frange in poche ore e si assaggia verde, amaro e piccante, come non sarà mai più nel resto dell’anno. Il 2026 promette olive sane e un’ottima qualità.
Se volete assaggiarlo da noi, scriveteci dalla pagina degustazioni di vino e olio a Montecarlo, oppure ordinate il nostro olio extravergine DOP Lucca. Per scoprire come si è chiusa la stagione delle vigne, leggete il racconto della vendemmia a Montecarlo; altre storie dal territorio sono nella sezione Racconti di Montecarlo.
